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Ecco cos’è una casa passiva

Abitare sostenibile conviene?

Inserito il 15/07/2019

Che cos’è una casa passiva? Quali parametri deve rispettare e perché conviene investire nell’edilizia passiva?

Con il termine casa passiva, o Passivhaus secondo il termine originale tedesco, si indica un edificio energeticamente indipendente, capace cioè di coprire la maggior parte del proprio fabbisogno energetico per riscaldamento e raffrescamento ricorrendo a sistemi passivi che non richiedono l’apporto esterno di energia. L’indipendenza energetica della case passive è assicurata da:

  • buona coibentazione termica;
  • impianti per l’utilizzazione dell’energia solare;
  • sistemi di ventilazione naturale;
  • soluzioni di ombreggiamento;
  • immagazzinamento del calore disponibile da fonti naturali.

E se da una parte si sfrutta l’approccio passivo, dall’altra si evita il più possibile l’ausilio di dispositivi convenzionali e attivi, che per poter funzionare necessitano di energia esterna, come caldaie e termosifoni o impianti di condizionamento. Il concetto è quindi quello di massimizzare l’efficienza energetica per ridurre al minimo l’energia esterna.
 

Ecco come funziona una casa passiva

Una casa passiva necessità soltanto del 10% dell’apporto energetico necessario a un edificio tradizionale. Questo è possibile grazie a una serie di strategie energetiche, in primis tramite l’ottimizzazione delle fonti di calore (corporeo, quello prodotto dagli elettrodomestici, dalle lampadine e persino dalla tv) e tramite lo sfruttamento delle fonti naturali di calore. L’energia solare è al primo posto ma nei luoghi geologicamente adatti è possibile sfruttare anche impianti geotermici che, attraverso tubature interrate con diramazioni interne all’edificio, trasferiscono il calore dal suolo all’interno della .

Ma una casa passiva deve puntare sull’isolamento termico di tutte le superfici esterne, tetto compreso, perché la sola ottimizzazione delle fonti di calore non è sufficiente. Limitare le dispersioni e conservare il calore nella maniera corretta è fondamentale ed è possibile scegliendo materiali isolanti ad alte prestazioni, collocandoli nelle strato più esterno delle superfici disperdenti ed anche aumentando lo spessore delle coibentazioni che, infatti, possono raggiungere anche i 30 centimetri contro gli 8-10 cm delle case tradizionali.

La scelta di finestre a vetro triplo garantisce la continuità dell’ isolamento termico delle superfici. Le finestre devono avere grandi dimensioni, in modo da catturare quanta più luce solare possibile e incamerare così calore tramite l’effetto serra. Ma se le superfici vetrate diventano un importante sistema per catturare calore d’inverno, durante l’estate il vetro va schermato per garantire un’adeguata ombreggiatura, resa possibile tramite elementi architettonici ad hoc o la piantumazione di particolari specie vegetali che perdono il fogliamo durante la stagione invernale, in modo da consentire il passaggio dei raggi del sole, e rinverdiscono in estate per creare ombra.

Anche la ventilazione controllata contribuisce a limitare il problema della dispersione del calore e regola tramite appositi dispositivi di scambio. Questa tecnologia permette circolazione e ricambio dell’aria attraverso un motore ad alta efficienza energetica per il recupero del calore trasferendone fino all’80-90% dall’aria in uscita a quella in entrata. La ventilazione controllata serve anche a ridistribuire il calore ad uniformare la temperatura nelle diverse zone dell’edificio. Il calore viene recuperato nelle stanze dove ce n’è una produzione maggior, come il bagno, la cucina, e gli ambienti più affollati, e trasferito nelle stanze più fredde come le camere da letto e il soggiorno.

Ogni progetto sarà comunque intimamente legato alle caratteristiche del luogo dove sorgerà l’edificio. Alla localizzazione saranno infatti legate tutte le scelte architettoniche legate all’esposizione degli ambienti e al dimensionamento delle superfici finestrate, oltre che al corretto posizionamento dei pannelli solari e/o fotovoltaici.
 

Una casa passiva che parametri deve rispettare?

Per essere definita Passivhaus, una casa deve rispettare determinati criteri, fra cui un livello di tenuta all’aria controllato e un consumo di energia primaria limitato, con un fabbisogno termico per riscaldamento e un fabbisogno frigorifero per il raffrescamento inferiori ai 15 kWh/mq anno.

Lo standard Passivhaus nasce in Germania nel 1988 con la realizzazione della prima Passivhaus campione. Da allora, nella sola Germania sono state costruite più di 13.000 Passivhaus per varie destinazioni d’uso. Il primato del più grande insediamento passivo lo detiene attualmente  la città di Innsbruck nella quale esiste un quartiere che conta complessivamente 354 unità abitative. Ma esistono altri ambiziosi progetti, come quello dell’“Eurostadt” a Vienna, del “Bahnstadt” a Heidelberg e diversi altri in via di realizzazione in Cina.
 

Cosa cambia tra la progettazione di una casa passiva e una “tradizionale”?

Una casa passiva deve, per definizione, avere alta prestazione energetica. Queste si ottengono con una attenta progettazione degli isolamenti termici che permettono di arrivare a prestazioni molto alte su tutte le superfici disperdenti, quali murature perimetrali, tetto e superfici vetrate. Anche il recupero energetico tramite specifici di sistemi per il recupero energetico sono fondamentali per garantire un alto standard del rendimento energetico della costruzione. La progettazione multidisciplinare è irrinunciabile, perché soltanto così è possibile integrare le soluzioni tecnologiche efficacemente per anticipare e risolvere tutti i problemi energetici dell’edificio. La comunicazione e la collaborazione tra professionisti del settore edile è quindi fondamentale, non soltanto per la buona riuscita del progetto ma anche per poter risparmiare tempo, risorse e denaro.

La progettazione integrata deve fondarsi su strumenti e standard di sostenibilità efficaci. Gli edifici passivi sono infatti il risultato di processi di progettazione e di costruzione finalizzati alla riduzione dell’impatto negativo degli edifici sia sull’ambiente sia sugli occupanti. E i vantaggi dell’abbattimento degli impatti si traduce nel maggior valore dell’immobile e nel benessere degli occupanti, oltre che nell’abbattimento dei consumi energetici e dell’impatto ambientale.
 

Passivhaus: quanto costa realizzarla e quanto si risparmia?

Come abbiamo detto la progettazione di una casa passiva dipende in larghissima parte dalle caratteristiche sia climatiche sia geografiche del territorio e quindi non esiste un’indicazione certa del prezzo di costruzione chiavi in mano. Con buona approssimazione però possiamo dire che la realizzazione di una casa passiva ha un costo medio al mq superiore del 10-20% rispetto a una casa tradizionale.

Nell’economia di queste costruzioni le voci che hanno un’incidenza maggiore sul totale e che fanno lievitare i costi sono:

  • I pannelli solari e l’impianto fotovoltaico;
  • Caldaia a pellet o a biomassa;
  • Cappotto termico di tetto e pareti e infissi a triplo vetro;
  • impianto geotermico;
  • dispositivi e piante per l’ombreggiamento

A fronte di un costo maggiore di realizzazione abbiamo un altissimo risparmio energetico legato all’esercizio dell’edificio, soprattutto sul lungo periodo, tanto che in alcuni casi si arriva a parlare di bollette a zero, quindi di un edificio energeticamente indipendente e autonomo. Oltre al risparmio quindi, le case passive fanno un bel regalo anche alla Terra, che è la casa di tutti noi: la più grande e la più bella!